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Arpae e Arpav nel team internazionale di progetto sui PFAS (composti perfluorati)

Un progetto interdisciplinare che ha vinto il finanziamento 2017-2018 del Consorzio per la Ricerca Sanitaria della Regione Veneto.

(06/07/18) 

Arpae Emilia-Romagna e Arpa Veneto uniscono competenze e conoscenze in uno sforzo comune volto a una migliore comprensione dei meccanismi d´azione e delle interazioni dei composti perfluoroalchilici (PFAS).

Lo fanno nella migliore delle cornici scientifiche, un progetto peer-reviewed che si è aggiudicato il finanziamento 2017-2018, di oltre 146 mila euro, messo a disposizione dal Consorzio per la Ricerca Sanitaria (CORIS) della Regione Veneto.

Il progetto è coordinato da Arpae Emilia-Romagna - CTR Tossicologia Ambientale e Ambiente e Salute - e vede l´impegno di un team internazionale che, oltre a Arpa Veneto (Arpav), comprende Università di Modena, Public Health England e London School of Hygiene and Tropical Medicine.

Il progetto che ha vinto si chiama “Use and implementation of full-chain exposure software to develop pharmacokinetics modeling of PFAS and highlight toxicological behavior and risk for human health”(PaMPER) e affronta la complessa materia dei composti perfluorati per incrementare la conoscenza sulla loro reale pericolosità.

I PFAS (sigla che indica sostanze Perfluoro Alchiliche) sono una famiglia di composti chimici utilizzata prevalentemente per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, per l’impermeabilizzazione di abbigliamento, pelli, tappeti, carta e rivestimenti di contenitori per alimenti. Sono usate inoltre nelle schiume antincendio, nei detergenti per la casa e nelle pitture e vernici.

La conseguenza della loro estensiva produzione e utilizzo è che i PFAS sono stati rilevati in concentrazioni significative in campioni ambientali e in organismi viventi, incluso gli esseri umani. Il tema dei contaminanti emergenti è quindi di grande attualità, come dimostra il caso della contaminazione delle risorse idriche da composti perfluorati (PFAS), scoperta nel 2013 in un’estesa area del Veneto. Arpa Veneto, dal 2013 è quindi impegnata in indagini ambientali sempre più complesse in mancanza di specifiche normative comunitarie. L´esperienza maturata sul campo dall´Agenzia veneta ha permesso di sviluppare tecniche analitiche e di monitoraggio che consentono di intercettare le sostanze emergenti di nuova generazione. Inoltre ha confermato l’importanza della necessità di forte integrazione tra informazioni ambientali e sanitarie e stimolato studi interdisciplinari per aumentare il quadro conoscitivo attraverso sinergie di saperi.

Il progetto PaMPER, di cui Arpae è capofila, va in questa direzione: è stato selezionato da una commissione di esperti internazionali per il carattere di innovatività e di fattibilità della proposta e per la qualificazione del team operativo. Ha durata biennale e mette in campo gli approcci più innovativi, in una strategia integrata alla valutazione del rischio volta a comprendere il profilo tossicologico dei PFAS: il modo e meccanismo d’azione, la distribuzione nell’organismo umano e gli organi bersaglio, la correlazione fra le concentrazioni rilevate in ambiente e quelle identificate negli studi di biomonitoraggio umano, le concentrazioni effettive a cui potrebbe realizzarsi un effetto avverso e la dose soglia al di sotto della quale non sono riscontrabili rischi per la salute umana.

Un progetto quindi che integra competenze e conoscenze, prima fra tutte, la cooperazione tra Arpae Emilia-Romagna e Arpa Veneto nel “fare sistema” e nell’affrontare un problema di contaminazione reale, declinando le misure ambientali in una lettura più ampia di quantificazione dell’esposizione.

Una preziosa sinergia tra Agenzie ambientali che mette insieme l’esperienza sul campo di Arpa Veneto, la competenza tossicologica di Arpae e l’esperienza nello sviluppo di modelli che consentono di superare limiti sperimentali e lacune conoscitive, arrivando a definire l’interazione dei contaminanti con l’organismo umano e gli effetti sulla popolazione. Quest’ultimo aspetto è sviluppato con il Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e segna la continuazione di una proficua collaborazione nata da qualche anno. Infine, l’esperienza maturata da Public Health England e da London School of Hygiene and Tropical Medicine in progetti analoghi, a livello internazionale, consentirà di arricchire il bagaglio di informazioni e di conoscenze e costituirà un punto di riferimento costante e rigoroso per le valutazioni di impatto sanitario.

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