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Il consumo di suolo in Italia e in Emilia-Romagna

I dati che emergono dal Rapporto qualitą dell´ambiente urbano 2017 del Snpa.

(22/12/17) 

Il consumo di suolo è un fenomeno associato alla trasformazione di superfici originariamente agricole, naturali o seminaturali in aree a copertura artificiale a seguito della costruzione di edifici, fabbricati, infrastrutture e altre aree impermeabilizzate, non necessariamente in area urbana. L’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo, in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di fertilità nei terreni agricoli e contribuisce alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale.

Il consumo del suolo genera una perdita delle sue funzioni produttive, così come la possibilità di assorbire CO2, di fornire supporto e sostentamento alla componente biotica dell’ecosistema, di garantire la biodiversità. Infine, non da ultimo, genera un annullamento dell’ importanza del suolo quale elemento di fruizione sociale e valore paesaggistico.

Questo tema è trattato sempre con maggior attenzione e, grazie alle nuove tecnologie di telerilevamento satellitare e di analisi dei dati geografici, è studiato con strumenti sempre più efficaci dalle agenzie ambientali pubbliche che collaborando tra loro nel Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) producono ogni anno lo specifico “Rapporto sul consumo di suolo” (http://www.isprambiente.gov.it/it/ispra-informa/area-stampa/dossier/consumo-di-suolo-2017). Nel rapporto risulta che in Emilia-Romagna il suolo consumato è pari a 219.300 ettari (9,77% della superficie totale regionale), di cui 306 ha consumati tra il 2015 e il 2016, con un incremento dello 0,14%.

Il consumo di suolo è stato ripreso anche dal  “XIII Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano”, edito dal Snpa, pubblicato il 14 dicembre 2017, e ne è uno dei punti salienti. La lettura del rapporto offre interessanti spunti di approfondimento sulle tematiche ambientali, nel loro complesso, delle principali 119 città italiane.

Da quest’ultimo documento si evince che, al 2016, le grandi metropoli presentano  la maggior parte di suolo consumato, con cifre superiori anche al 50% dell’intero territorio comunale. I valori più alti in termini di percentuale di suolo consumato si osservano a Torino (65,7%), Napoli (62,5%), Milano (57,3%) e Pescara (51,1%). Per le città capoluogo della nostra regione si passa da un valore di 31,9% per Bologna a uno di 10,8% a Ravenna. Considerando invece il consumo pro-capite anno, vale a dire il consumo di suolo avvenuto in un anno fra il 2015 e il 2016, rapportato al numero di abitanti della città, si passa da un valore di 0,06 m2/ab a Forlì a uno di 1,59 m2/ab a Reggio Emilia.

Se si analizza poi l’incremento percentuale annuo di consumo di suolo (calcolato come la differenza di suolo consumato fra il 2015 e il 2016, diviso il suolo consumato nel 2015 e moltiplicato per 100), si può notare che alla città di Grosseto spetta il valore maggiore (1,01%), seguita da Trapani (1,00%). Se focalizziamo invece l’attenzione sulle città capoluogo dell’Emilia-Romagna si trovano i seguenti dati:

 

Incremento percentuale annuo  di suolo consumato fra il 2015 e il 2016

Forlì

0,01%

Cesena

0,02%

Ravenna

0,04%

Ferrara

0,07%

Piacenza

0,10%

Modena

0,13%

Parma

0,14%

Rimini

0,20%

Reggio Emilia

0,27%

Bologna

0,37%

 

In aggiunta, nelle elaborazioni presentate nel rapporto è stata posta l’attenzione anche al costo della perdita dei servizi eco-sistemici: questo indicatore rappresenta una stima della perdita economica prodotta dal consumo di suolo. E’ un elemento utile per inquadrare i costi connessi al depauperamento della risorsa, al fine di tenerne conto nei processi decisionali.  Per un approfondimento tecnico del calcolo si rimanda alla lettura del rapporto, in sintesi si può dire che i valori monetari tengono conto di come la perdita di suolo abbia un impatto economico sullo stoccaggio del carbonio, sulla qualità dell’habitat, sulla produzione agricola, sulla produzione legnosa, sulla perdita dovuta all’erosione, sull’impollinazione, sulla regolazione del microclima, sull’infiltrazione dell’acqua, sulla rimozione di particolato e ozono. Nella tabella seguente è elencata la perdita di servizi ecosistemici prodotta dal consumo di suolo per il periodo 2012-2016, indicandone valore economico massimo e minimo annuo per ciascuna delle città capoluogo dell’Emilia Romagna.

 

Perdita di servizi ecosistemici 2012-2016

Valore minimo

(k€/anno)

Valore massimo

(k€/anno)

Piacenza

-327

-381

Parma

-1678

-1904

Reggio Emilia

-823

-969

Modena

-534

-642

Bologna

-470

-595

Ferrara

-787

-932

Ravenna

-1463

-1797

Cesena

-507

-622

Forlì

-610

-729

Rimini

-845

-960

 

Nel complesso, a livello nazionale i cambiamenti degli ultimi anni mostrano una concentrazione elevata nelle aree urbane del consumo di suolo, con una tendenza evidente alla densificazione, in particolare nelle aree a media e bassa densità. Si perdono così aree permeabili all’interno del tessuto urbano che sono in grado di esplicare diverse funzioni ecologiche e produttive e di garantire una maggiore resilienza del territorio, una migliore qualità dell’ambiente delle nostre città, del paesaggio e della vita dei residenti.

Nel tentativo di invertire la tendenza  al consumo di suolo, la Regione Emilia-Romagna, con la nuova legge urbanistica in vigore dal 1 gennaio 2018, prevede di frenare il fenomeno, scegliendo un modello di sviluppo sostenibile.

 

Consumo di suolo

 Infografica tratta da "Dati ambientali 2016. La qualità dell´ambiente in Emilia-Romagna"





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