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Industria, ambiente e salute: in linea Ecoscienza 6/2012

Industria, ambiente e salute, lavoro ed economia: una convivenza difficile, ma necessaria. Tra gli altri argomenti trattati nel nuovo numero di Ecoscienza: il monitoraggio delle acque sotterranee e le esperienze in alcune regioni italiane, le certificazioni ambientali e le responsabilità, la balneazione nel 2012 in Emilia-Romagna.

(15/01/13) 

In questo numero:

Industria, ambiente  e salute: una convivenza difficile e necessaria
Dalla vicenda Eternit di Casale Monferrato all’Ilva di Taranto, per citare le più recenti, è sempre più evidente l’impossibilità di separare i problemi connessi all’impatto dell’industria sull’ambiente e la salute,  l’economia e il lavoro: sono questi i temi al centro del servizio.
Lo studio epidemiologico Sentieri dell’Istituto superiore di sanità ha dimostrato la relazione tra mortalità/morbosità e l’esposizione all’inquinamento atmosferico in alcune aree urbane in cui è pesante l’eredità dell’industrializzazione. Un recente studio dell’Agenzia europea per l’ambiente riporta le stime dei costi sanitari e ambientali dovuti alle emissioni industriali: nel 2009 sarebbe tra 102 e 169 miliardi di euro. Anche la bonifica dei siti inquinati richiede un impegno economico spesso molto rilevante, difficile da sostenere soprattutto in un periodo di severa crisi economica come quello che stiamo attraversando.
Eppure oggi ci sono studi che dimostrano la convenienza di investire nella prevenzione e nella bonifica: una visione di più ampio respiro e strumenti già sperimentati a livello internazionale permettono di quantificare il saldo positivo che deriva dai costi sanitari “risparmiati” eliminando le fonti di esposizione. La prevenzione funziona ancora meglio se applicata in fase di pianificazione e di progettazione; ad esempio, la procedura VIS consente di valutare l’impatto sanitario generato da un fattore ambientale, sia esso un progetto, un impianto o una politica.
Gli accordi volontari sono una preziosa opportunità per intraprendere con successo processi di miglioramento ambientale in territori caratterizzati come i distretti produttivi. L’Emilia-Romagna ha sperimentato da tempo questi strumenti in alcune realtà illustrate nel servizio.
Più in generale, resta il tema di una difficile fase di transizione che richiede scelte immediate e coraggiose per sanare la pesante eredità del passato e guidare uno sviluppo equo e sostenibile.

Certificazioni ambientali, lo scenario delle responsabilità
La certificazione e l’accreditamento, intesi come attestazione di parte terza, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza nella normativa europea, anche in relazione al principio per cui le imprese che adottano volontariamente strumenti di gestione ambientale riconosciuti possano beneficiare di una riduzione o di una esenzione dagli ulteriori controlli svolti dalle amministrazioni pubbliche. La rapida definizione di un quadro certo e omogeneo di queste norme e l’individuazione delle specifiche responsabilità sono fondamentali per la competitività delle imprese e per garantire livelli adeguati di controllo ambientale a tutela della salute e dell’ambiente.
Su questi temi, sull’applicazione ai reati ambientali del modello del Dlgs 231/2001 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica), sulle prospettive e i vincoli del decreto semplificazioni e sviluppo (art. 14 Dl 5/2012) si sono confrontati i diversi attori (Agenzie ambientali, mondo dell’impresa, magistrati, soggetti di certificazione e accreditamento) lo scorso 16 ottobre a Bologna. A partire dalla giornata di studio, in questo numero pubblichiamo i contributi dei relatori e alcuni approfondimenti.

Acque sotterranee, una risorsa preziosa
Le risorse idriche sotterranee e superficiali sono un’importante risorsa ambientale, strategica anche per l’uso idropotabile. La normativa impone che tutti i corpi idrici sotterranei raggiungano entro il 22 dicembre 2015 lo stato “buono”, sia per l’aspetto chimico che quantitativo (direttive 2000/60/CE e 2006/118/CE, Dlgs 30/2009). I criteri per la definizione dei corpi idrici sotterranei, le modalità di monitoraggio chimico e quantitativo della risorsa sono tra gli aspetti modificati rispetto alle norme previgenti.
Le pressioni antropiche sulle acque sotterranee e gli eventuali impatti sono alla base dei criteri assunti per la definizione dei corpi idrici, insieme alle caratteristiche geologiche e idrogeologiche. La presenza di sostanze chimiche indesiderate o di inquinanti di origine naturale (ad esempio l’arsenico) può compromettere gli usi pregiati della risorsa idrica, come quello potabile, senza compromettere il raggiungimento degli obiettivi ambientali. La normativa impone pertanto la corretta definizione dei “valori di fondo naturale” per distinguere gli eventuali impatti antropici e definire le azioni necessarie a ripristinare la qualità delle risorse idriche. Al contrario, la presenza di nitrati nelle acque sotterranee - derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici o dallo spandimento di reflui zootecnici - indicano un impatto antropico preoccupante.
La corretta gestione della risorsa idrica passa attraverso la pianificazione di distretto idrografico supportata da analisi modellistiche, spesso in grado di sviluppare scenari previsionali sia per quanto riguarda gli aspetti quantitativi che qualitativi.
Di tutto questo si è discusso lo scorso 3 ottobre a Piacenza, nel corso del convegno “Le acque sotterranee fra tutela e utilizzo sostenibile della risorsa”, organizzato da Arpa Emilia-Romagna in collaborazione con Anipa nell’ambito di Geofluid 2012; in quell’occasione si sono confrontate le esperienze - raccolte in queste pagine di Ecoscienza - di diversi esperti e di soggetti responsabili dell’attuazione delle norme in alcune regioni (Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Lombardia).

Tra gli altri argomenti trattati in questo numero: il progetto europeo WaterCore (gestione delle risorse idriche e contrasto alla siccità) e le azioni adottate dall’Emilia-Romagna, l’esperienza di Fiorano Modenese per il risparmio idrico, le acque di balneazione in Emilia-Romagna e le condizioni dell’Adriatico nel 2012, l’aumento delle specie alloctone nel mediterraneo, il saluto a Vito Belladonna, ex direttore tecnico di Arpa Emilia-Romagna, oggi direttore di Atesir.

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