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Il nostro modello di sviluppo va cambiato

Il messaggio del Club di Roma a 50 anni dalla fondazione: massimizzazione del profitto e salvaguardia del pianeta sono in un conflitto sempre più insanabile.

(21/11/18) 

Mezzo secolo dopo la fondazione del Club di Roma, alcuni dei maggiori esperti di sviluppo sostenibile rilanciano l’allarme: non c’è più tempo da perdere, il nostro modello di sviluppo economico deve cambiare. È quanto emerso nelle celebrazioni del 50° anniversario del Club di Roma

Il nuovo rapporto Come on! ci dice che stiamo andando a sbattere, e la prima minaccia è proprio quella climatica.

Quando nacque per iniziativa dell’economista e imprenditore italiano Aurelio Peccei e del direttore scientifico dell’Ocse Alexander King, il Club di Roma sembrava un’entità visionaria. In realtà non si è trattato di visioni, ma di previsioni concrete e basate su studi scientifici.

Nel 1972 il rapporto The limits to growth, realizzato dal Mit, metteva nero su bianco una lista di conseguenze a cui avrebbe portato la crescita illimitata. La crisi petrolifera del 1973 fu in qualche modo il primo segnale d’allarme, ma nonostante tutto il paradigma di crescita ha continuato e continua a essere il modello preferito, addirittura l’unico, sembrerebbe, da politici e governi. Il risultato è che i quasi 8 miliardi di esseri umani oggi viventi hanno bisogno delle risorse prodotte da due pianeti Terra.

Il 17-18 ottobre 2018, per celebrare i suoi 50 anni, il Club di Roma, ha ospitato all’Istituto Patristico Augustinianum di Roma un evento, organizzato in collaborazione con il Wwf Italia, con relatori d’eccezione, tra i massimi esperti mondiali in tema di sostenibilità.

L’evento è stato anche l’occasione per presentare un nuovo rapporto dal titolo eloquente, Come on!: un allarme e un monito secco a muoverci, a cambiare direzione. Il futuro è arrivato, e non possiamo più fingere di ignorarlo. In questo rapporto gli autori Ernst Ulrich von Weizsäcker e Anders Wijkman, co-presidenti del Club, in collaborazione con oltre 30 membri del Club di Roma, suggeriscono possibili soluzioni alle crisi ecologiche e sociali globali.

Dalla pubblicazione di I limiti alla crescita nel 1972 a Come on!, sulla Terra le cose sono cambiate a ritmo galoppante. Un ritmo, purtroppo, devastatore, che non possiamo più permetterci. Basti pensare che gli esseri umani erano 3,5 miliardi e oggi sono 7,6: il 117% in più, in solo mezzo secolo.

Il mondo sta mancando l’obiettivo della sicurezza climatica e senza un cambiamento di rotta deciso, reale, alla fine del secolo la temperatura salirà di oltre 3 gradi. Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono cresciute da 322 a 403 parti per milione.

Come prevedeva il Rapporto del 1972, alla crisi ambientale globale si sono aggiunte in questi ultimi due decenni quelle economiche, sociali, politiche e morali. Il mondo, insomma, continua ottusamente a camminare su strade sbagliate. Basti riflettere che per le misure di riduzione dei gas serra la comunità internazionale ha stanziato 100 miliardi di dollari, mentre gli incentivi globali che gli stessi governi forniscono alle fonti fossili sono 600 miliardi di dollari, sei volte in più.

Un’ostinazione quasi surreale, soprattutto a poche settimane dall’uscita del nuovo rapporto Ipcc. Raggiungere l’obiettivo stabilito a Parigi, afferma il Club di Roma è ancora possibile, ma solo se si accelera subito la riconversione green dell’economia.  La massimizzazione del profitto e la salvaguardia del pianeta sono in un conflitto sempre più insanabile.

ll rapporto Come on! ci dice chiaramente che stiamo andando a sbattere, e la prima minaccia è proprio quella climatica. Gli esperti del Club di Roma concordano: l’ultimo accordo che i governi mondiali sono riusciti a prendere nel 2015 a Parigi deve essere rinforzato da una trasformazione profonda e rapida dei sistemi di produzione e di consumo. La politica economica che continuiamo a perseguire, nata nel Settecento, ossia in un pianeta poco densamente popolato e sfruttato, può solo peggiorare le cose, tra guerre, povertà, perdita di interi habitat e specie.

È possibile intraprendere la strada della sostenibilità con una popolazione, un impatto ambientale e un degrado sociale in crescita? Grazie alla disponibilità di dati e statistiche ambientali, il Club di Roma ha elaborato scenari al 2030 e 2050 rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le proiezioni mostrano come, proseguendo nell’attuale situazione, Usa ed Europa non raggiungeranno gli obiettivi, mentre la Cina, partita dal basso, tenderà a centrarne molti più di quelli odierni.

L’impronta umana sta aumentando rapidamente e, se non invertita, alla fine porterà al collasso dell’economia globale.

Questo sostengono gli autori di Come on!, che propone un profondo ripensamento del modo in cui governi, imprese, sistemi finanziari, innovatori e famiglie interagiscono con il nostro pianeta. Al centro c’è il suggerimento di sviluppare un nuovo Illuminismo per un “mondo pieno”: non possiamo più dipendere da un modello sociale sviluppato per un “mondo vuoto”, in cui vivevano meno di un miliardo di persone. Gli esseri umani e gli animali da fattoria costituiscono il 97% del peso corporeo di tutti i vertebrati terrestri viventi sulla terra, quindi non sorprende che il restante 3% della fauna selvatica lotti per la sopravvivenza.

Accanto alla crisi ambientale ci sono crisi sociali, politiche e morali. Milioni di persone non ripongono più fiducia nei loro governi, la povertà è aumentata in molti paesi, negli Stati Uniti, e non solo, la classe media si sta rapidamente riducendo. Misurare il nostro successo sulla crescita del Pil si è dimostrato inadeguato a questo scopo e maschera anche una crescita della disuguaglianza tra ricchi e poveri. Nuovi indicatori come un vero indicatore di progresso potrebbero misurare più accuratamente il benessere, anche economico. L’attuale modello di sviluppo è seriamente imperfetto. La massimizzazione del profitto - che è ancora in primo luogo l’irrinunciabile principio del valore per gli azionisti - e il salvataggio del pianeta sono obiettivi ormai intrinsecamente in conflitto.

Il nuovo Illuminismo dovrebbe essere caratterizzato da un equilibrio notevolmente migliorato tra uomo e natura, tra mercati e legge, tra consumo privato e beni pubblici, tra pensiero a breve e lungo termine, tra giustizia sociale e incentivi per l’eccellenza. I progressi della tecnologia saranno cruciali. Abbiamo bisogno di evoluzioni tecnologiche dirompenti in molti settori, non ultimo per ridurre le emissioni di gas serra. Ma le evoluzioni devono essere bilanciate dagli sforzi per sostenere i soggetti più vulnerabili, sia tra le aziende che tra i lavoratori.

 

Un passaggio verso un’economia circolare può aiutare a superare la scarsità di minerali, a ridurre significativamente le emissioni di carbonio e ad aumentare il numero di posti di lavoro. L’agricoltura rigenerativa contribuirà a fermare l’erosione del suolo, migliorare i raccolti e costruire carbonio nel suolo. Si devono fare sforzi per frenare il settore finanziario aumentando le riserve di capitale e il controllo della creazione di moneta.

La società civile, le comunità di investitori e le comunità di ricerca e istruzione dovrebbero diventare attori forti e consapevoli nella necessaria trasformazione che questo passaggio storico richiede.

 



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